Stop al Consumo di Suolo a Padova

La nostra Padova è sesta tra le città italiane per superfici cementificate, ai primissimi posti nelle classifiche dell’inquinamento atmosferico, seconda per rischio di morte da calore, mentre permane costante un elevato rischio idraulico per larga parte dei suoi quartieri.

Il “consumo di suolo”, ovvero la progressiva erosione del territorio rurale a opera di nuove urbanizzazioni è l’esito nefasto di norme nazionali non soltanto in materia di governo del territorio, ma anche di norme relative alla fiscalità locale (la possibilità per i Comuni, ad esempio, di utilizzare i proventi degli oneri di urbanizzazione anche per finanziare la spesa corrente)  o alla fiscalità d’impresa (“Legge Tremonti” che consentiva di detrarre dall’imponibile delle imprese la spesa per nuovi capannoni, indipendentemente dal fatto che questi fossero necessari all’attività produttiva) o ai condoni edilizi che si sono succeduti negli anni, e delle norme regionali in materia di governo del territorio e urbanistica.

Gli strumenti urbanistici approvati prevedono una espansione edificatoria basata su previsioni di crescita di popolazione che non c’è (-26.000 ab. dal 1980), senza dare risposta alla vera domanda abitativa (edilizia sociale), ma rispondendo alla logica della speculazione edilizia a favore della rendita fondiaria a scapito dell’interesse pubblico.

La Relazione Ambientale del PATI documenta come nel decennio di attuazione del piano, anziché rispettare l’obiettivo di una riduzione del 20% delle emissioni climalteranti, i previsti incrementi del traffico veicolare comporteranno un aumento del 40% delle emissioni di CO2 ed un aumento del 19% delle polveri sottili, mentre i nuovi insediamenti commerciali, direzionali e produttivi comporteranno un incremento del 23,45% delle emissioni di CO2.

Il PAT, adottato nel 2009 e approvato nel 2014, fondava il proprio dimensionamento su un previsto incremento della popolazione, tra il 2008 ed il 2018, di 24.185 abitanti. Per far fronte a tale previsione il PAT consente una capacità insediativa di quasi 4,7 milioni di m3, dei quali oltre 2,6 milioni già localizzati dal Piano degli Interventi ed ulteriori 2 milioni circa da localizzare; questo a fronte di una diminuzione di popolazione dal 1980 al 2017 di -26.000 ab..

Con un delta tra previsto e reale di -50.000 abitanti e 11.000 tra appartamenti e case sfitte a Padova, si rende necessaria una revisione del PAT al ribasso in termini di cubatura per salvaguardare il territorio aperto e scommettere sulla rigenerazione urbana.

 

LA PROPOSTA DI COALIZIONE CIVICA PER PADOVA

Coalizione Civica  intende elaborare una Variante al PAT, che azzeri le previsioni edificatorie del precedente, fatti salvi gli interventi effettuabili in diretta applicazione del piano (autorizzazioni già rilasciate) e le convenzioni urbanistiche già sottoscritte, giustificando tale impostazione sulla base di:

  • diminuzione della popolazione, al contrario del previsto aumento;
  • case e appartamenti non occupati per 11.000 unità;
  • rischio idraulico,
  • saturazione cunei verdi;
  • necessità di ridurre l’effetto isola di calore urbano e di portare ossigeno in città.

Numerose sentenze del Consiglio di Stato confermano tutte (Perugia n.2418/2009, Cortina n.2710/2012, ecc.) la legittimità della riduzione del consumo di suolo a fronte di una ragione motivata e puntuale di interesse generale. I cosiddetti “diritti edificatori” infatti sono esercitabili solo in presenza di una convenzione firmata dalle parti e di atti autorizzativi rilasciati.

A tal fine intende predisporre una apposita Variante al Piano degli Interventi finalizzata a:

  • misure di salvaguardia di tutte le residue aree inedificate del territorio comunale, con ritorno, ove possibile, a destinazione agricola o a verde pubblico;
  • dare continuità tra cunei verdi urbani e territorio agricolo periurbano, quale sistema di compensazione CO2, depurazione dell’aria, raffrescamento dell’isola di calore urbano e riduzione del rischio idraulico;
  • costruzione di una rete ecologica comunale priva di soluzioni di continuità, connessa al sistema delle acque, ai parchi urbani e al Parco delle Mura cinquecentesche;
  • potenziamento dell’agricoltura urbana, delle fattorie didattiche e degli orti comunitari, formazione di ambiti agricoli periurbani incrementandone le valenze produttive, paesaggistiche ed ecosistemiche;
  • censimento aree dismesse e individuazione dei contesti in cui promuovere processi di rigenerazione urbana sostenibile fornendo precise indicazioni progettuali e adeguati incentivi legati ad una pubblica utilità.

La Variante al PAT dovrà essere coordinata con le strategie di un aggiornato Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e con quelle del redigendo Piano di Adattamento Locale ai cambiamenti climatici, con la rielaborazione del Regolamento Edilizio.

La revisione al ribasso della potenzialità edificatoria andrà fatta con il confronto puntuale con i privati proprietari dei terreni, ricorrendo anche alla norma regionale sulle “varianti verdi” L. R. 4/2015, che consente ai privati di rinunciare alla potenzialità edificatoria.