Interrogazione di Loredana de Petris sull’Ospedale Sant’Antonio

Testo della Interrogazione sull’Ospedale S.Antonio della Senatrice De Petris, Atto n.4 – 02308, Pubblicato il 15 Ottobre 2019

 

Ai Ministri della salute, per gli affari regionali e le autonomie e dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Premesso che a quanto risulta all’interrogante:

con deliberazione n. 614 del 14 maggio 2019, pubblicata sul Bur della Regione Veneto n. 55 del 28 maggio 2019, la Giunta regionale del Veneto, in attuazione a quanto previsto dal Piano Socio Sanitario Regionale 2019-2023, definito con la legge regionale 28 dicembre 2018, n. 48, ha approvato le schede di dotazione delle strutture ospedaliere e delle strutture sanitarie di cure intermedie delle aziende Ulss, dell’Azienda ospedale-Università di Padova, dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, dell’Istituto oncologico Veneto – IRCCS, della società partecipata a capitale interamente pubblico “Ospedale Riabilitativo di Alta specializzazione” e degli erogatori ospedalieri privati accreditati, prevedendo il passaggio dell’ospedale S. Antonio dall’Azienda Ulss 6 all’Azienda Ospedale-Università di Padova, che dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020;

pur restando la programmazione sanitaria una scelta volta a rispondere ad esigenze di razionalizzazione delle strutture e dei servizi ospedalieri, a giudizio dell’interrogante, non appaiono pienamente convincenti le motivazioni che giustificano il passaggio all’azienda ospedaliera – Università (AOPD) dell’Ospedale S. Antonio (OSA), unico presidio ospedaliero dell’ULSS6 -Euganea, da sempre punto di riferimento essenziale per percorsi di riabilitazione, prevenzione e rieducazione socio-sanitaria nell’ottica di continuità assistenziale coi servizi del territorio della città di Padova;

a quanto risulta all’interrogante, da più parti (cittadini, operatori sanitari, rappresentanze sindacali e associazioni di pazienti) sono state sollevate numerose riserve, anche a causa della brusca e ingiustificata accelerazione, in merito alle modalità e ai contenuti del passaggio del Sant’Antonio all’azienda ospedaliera-università di Padova (AOPD);

le schede ospedaliere del PSSR 2019-2023 non eviterebbero il rischio che il nuovo ospedale possa essere pronto, forse, solo nel 2030;

l’ULSS rappresenta il perno del Servizio sanitario nazionale, e quindi regionale, a livello locale. Se dovessero concretizzarsi presupposti di depotenziamento dell’ULSS relativamente allo smembramento delle unità dell’ospedale S. Antonio, si arriverebbe ad una lesione del SSN e quindi dei valori di universalità ed equità delle cure che l’hanno ispirato;

non appare priva di preoccupazioni la scelta di affidare esclusivamente all’Università (istituzionalmente deputata alla didattica e alla ricerca e solo secondariamente all’assistenza) il compito di costruire una visione generale del futuro della sanità padovana e di formulare piani organizzativi socio-sanitari, sia generali che di contesto, che diano risposta ai bisogni di salute dei cittadini in tutte le sue forme (prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione);

con il passaggio all’azienda ospedaliera, la città, oltre ad essere privata della sua unica struttura ULSS, vedrebbe fortemente ridotta la sua capacità complessiva di rispondere alle necessità riabilitative, in quanto l’attuale offerta della azienda ospedaliera rimane comunque invariata, determinando così una perdita inaccettabile in una città in cui si stima che circa il 22 per cento della sua popolazione sia ultra 65enne,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti riportati e se, per quanto di loro competenza, non intendano fornire elementi su quanto sta avvenendo nel passaggio dell’ospedale S. Antonio dall’azienda Ulss 6 all’Azienda Ospedale-Università di Padova;

se non ritengano opportuno valutare di assumere iniziative affinché, nel rispetto della normativa regionale vigente, non si determinino atti idonei a produrre una lesione del diritto alla cura per i cittadini del territorio padovano e per preservare un servizio necessario e strategico per l’area.

(4-02308)